L’isola di Giannutri

L’isola di Giannutri  raggiunse il suo massimo sviluppo in epoca romana, quando furono realizzati il porto e una villa costruita dalla famiglia dei Domizi Enobarbi di cui faceva parte il marito di Agrippina, la madre di Nerone, per questo motivo la villa si chiama “Villa Agrippina”.

Probabilmente a causa della configurazione morfologica a mezza luna , fu denominata Artemisia dai Greci e Dianium dai Romani. Finiti che furono gli splendori dell’età romana l’isola rimase disabitata per molti secoli perché la posizione in mare aperto e il territorio pianeggiante non offrivano riparo in caso di incursioni da parte dei pirati.
Durante  le invasioni barbariche la villa divenne rifugio per i monaci benedettini oltre che per i pirati, prendendo il soprannome di Conventaccio. Villa Agrippina conserva ancora in parte i pavimenti in marmo  e i mosaici in bianco e nero, mentre gli affreschi si sono persi completamente.

Nella seconda metà del cinquecento Giannutri entrò  a far parte dello Stato dei Presidi creato per volontà del re di Spagna Filippo II, per diversi secoli gli spagnoli cercarono di realizzare un sistema difensivo adeguato  per permettere lo sviluppo di centri abitati, tuttavia alcune fortificazioni furono pensate nel settecento ma non furono mai edificate. Messa da parte la possibilità di realizzare un grande sistema difensivo, nell’ottocento i francesi sotto l’influsso napoleonico e in cooperazione con il Regno D’Etruria realizzarono il Forte della Scoperta del quale però non rimane più traccia.

Nel 1861, Giannutri entrò a far parte a tutti gli effetti  del Regno d’Italia e venne costruito lungo la costa meridionale il Faro di capel Rosso per segnalare l’isola durante la notte. Nei due approdi , Cala Maestra e Cala Spalmatoio sono conservati altri reperti soprattutto romani a testimonianza dell’animata attività del porto. A Cala Maestra la darsena è costruita  secondo le convenzioni romane ed è esattamente conservata. Quelle che una volta erano le stanze per la conservazione delle derrate alimentari, oggi ospitano un ristorante che conserva alcune anfore e capitelli romani.